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lunedì 3 novembre 2014

Launeddas




Le “launeddas” sono uno strumento musicale a fiato policalamo, cioè costruito con diverse canne, ad ancia battente semplice, cioè con una linguetta mobile la cui vibrazione fa suonare lo strumento. 

È  di origini antichissime ed è in grado di produrre delle polifonie. Viene suonato con la tecnica della respirazione circolare, o fiato continuo, cioè senza interrompere il flusso d’aria immesso nello stesso.

Lo strumento è formato da tre canne, di diverse misure e spessore, con in cima la “cabitzina” dove è ricavata l'ancia.

_ La prima canna, il basso, “basciu” o “su tumbu”, è la canna più lunga e fornisce una sola nota, quella tonica su cui è intonato l’intero strumento ed è privo di fori.

_ La seconda canna, “mancosa manna”,  ha la funzione di produrre le note dell’accompagnamento e viene legata con spago impeciato al basso.

_ La terza canna, “mancosedda”, è libera, ed ha la funzione di produrre le note della melodia

Sulla “mancosa” e sulla “mancosedda” vengono intagliati a distanze prestabilite quattro fori rettangolari per la diteggiatura delle note musicali. Un quinto foro, “arreffinu” è praticato nella parte terminale delle canne, opposto all'ancia.
L’accordatura viene effettuata appesantendo o alleggerendo le ance con l'ausilio di cera d'api.
Per la costruzione delle Launeddas si usa la canna fiume, “ arundo donax”, la canna comune, o la “ arundo pliniana turra”,  chiamata “canna 'e Seddori “, un tipo particolare di canna che cresce principalmente nel territorio della Marmilla compreso fra Samatzai, Sanluri e Barumini.  La canna comune viene utilizzata per la costruzione de “su tumbu” e delle ance, mentre "sa canna 'e Seddori" viene utilizzata per la costruzione della “mancosa” e della “mancosedda”. Rispetto alla canna comune, “sa canna 'e Seddori”  presenta una distanza internodale molto maggiore, che può arrivare a diverse decine di centimetri, ed uno spessore notevole, che la rende più robusta e conferisce allo strumento un timbro particolare.


martedì 19 agosto 2014

Cagliari capitale europea della cultura 2019?


La città di Cagliari  ha superato la prima selezione e ora è tra le sei finaliste italiane insieme a Ravenna, Siena, Perugia, Matera e Lecce. La vincitrice del girone “italiano” dovrà poi vedersela con la vincitrice dell’altro girone in gioco, quello “bulgaro”, per stabilire chi sarà La Capitale Europea della Cultura 2019. Ogni anno l’Unione Europea sceglie due Stati Membri  per ospitare una delle sue manifestazioni più prestigiose: La Capitale Europea della Cultura. Nel 2019 saranno Italia e Bulgaria a contendersi questo riconoscimento. Non sarà premiata la città più bella e ricca di monumenti, ma il territorio con maggiori potenzialità, la comunità più coinvolta, il progetto più interessante e concreto. E’ una grande sfida per Cagliari e la Sardegna tutta. E’ la possibilità di dimostrarci “affamati” di cultura sia nel proporla che nel recepirla, sia nel fruirla che nell'assimilarla nella vita di tutti i giorni. Questa sfida che vede impegnata la città di Cagliari è l’occasione che noi Sardi abbiamo di dimostrare di aver superato uno dei peggiori retaggi che ci portiamo dietro: l’incapacità di collaborare con il nostro “vicino”, l’incapacità di fare squadra e agire come una comunità coesa. Perché se c’è una cosa che l’arte fa è quella di avvicinare la gente, di superare tutte le barriere nel godimento comune dell’opera d’arte. Noi Sardi dovremo dimostrare in questa occasione di aver assimilato il concetto fondamentale che l’arte non è solo ciò che è bello, ciò che è fuori dagli schemi e geniale, ma è pure avere uno spirito positivo, curioso, uno spirito bello. Uno spirito che ci porti a vedere con occhi differenti quello che ci circonda, a vivere in un modo migliore con gli altri e ciò che ci circonda, a portare insomma un po’ di arte nella nostra vita per farci vivere tutti meglio.