La chiesa di San Giovanni di Sinis non
lontano da Cabras, in provincia di Oristano, sorge nei pressi dell’attuale
borgo di San Giovanni di Sinis, accanto all’antico tracciato che, in
epoca romana, collegava gli abitati di Tharros
e di Cornus (L’area archeologica di Cornus si trova sul versante orientale della
Sardegna, a circa 25 Km dall’attuale centro di Santa
Caterina di Pittinuri).La chiesa, una delle più
antiche della Sardegna, fu costruita su un'area anticamente adibita a necropoli
punica e poi cristiana, fu edificata durante il periodo bizantino a metà del VI
sec. e subì un ampliamento tra il IX e il X
sec. Dedicata a San Giovanni
Battista, si presenta con pianta rettangolare e abside sporgente rivolta ad est e appare costruita in blocchi di
arenaria “a vista”, presumibilmente blocchi provenienti
dalle mura dell'antico abitato di Tharros che dista poche centinaia di metri
dall'edificio. L'interno è organizzato in tre navate separate da tre archi in
successione e coperte da volte a botte; al di sopra vi è una piccola cupola;
l'illuminazione è assicurata da una finestra ottagonale nella facciata e da tre
bifore nell'abside che ricordano modelli diffusi nelle aree lombarde e
ravennate. Alcuni particolari come le cornici romaniche del transetto fanno supporre ad un intervento
dell'XI secolo, periodo in cui è documentata la presenza di popolazioni della
Navarra a Tharros,
presumibilmente fra il 1050 e il 1070, anno del definitivo abbandono di quella
città. Sicuramente nell’XI secolo la chiesa aveva struttura a pianta centrale bizantina a quattro bracci uguali e
con la parte centrale sovrastata da una cupola sull'esempio della basilica di
San Saturno a Cagliari che fu costruita nello stesso periodo. Solo nel IX sec.
e X sec. fu ingrandita con
l'aggiunta delle due navate laterali
con volte a botte. All’interno, sulla destra, si trova una pregevole acquasantiera
con piedistallo in arenaria e conca in pietra finemente lavorata risalente al
XVI sec. trasferita dalla chiesa di San Giovanni Battista di Nurachi, ecco
perché sullo sfondo in bassorilievo vi è un pesce, stemma della Villa di
Nurachi.
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sabato 19 aprile 2014
domenica 2 marzo 2014
La Sartiglia di Oristano
Oristano, antica città di origine medievale, per la sua storia e le straordinarie testimonianze architettoniche e artistiche del suo prezioso passato, rappresenta una delle realtà più importanti dell’immenso e variegato patrimonio culturale della Sardegna. Accogliendo gli abitanti dell’antica città di Tharros, in fuga dalle continue minacce saracene, il villaggio bizantino di Aristanis diviene intorno all’anno Mille il nuovo capoluogo del Giudicato d’Arborea. Tale importante istituzione risulterà la più longeva delle quattro realtà giudicali che caratterizzarono la Sardegna del medioevo. Infatti, la conquista catalano aragonese del Regno di Sardegna, iniziata nel 1323 e che porrà fine all’esperienza dei regni giudicali sardi, potrà annoverare Oristano e il suo antico regno nei territori conquistati, solo nel 1420.
In circa cinquecento anni di storia, dal X al XV secolo, il Giudicato d’Arborea ha espresso una cultura di altissimo livello. Preziosi documenti testimoniano la ricchezza e la raffinatezza di questa città medievale ancora oggi riflessa nei monumenti dell’architettura civile e religiosa. L’antica città, cinta di mura e di torri alla fine del Duecento ad opera del giudice Mariano II d’Arborea, i cui resti sono visibili nel cuore della città, per diversi decenni ha rappresentato il simbolo della lotta contro la conquista catalano aragonese dell’isola. Nella seconda metà del Trecento la capitale e il giudicato arborense, vivono momenti di massimo splendore politico e culturale. Sono i decenni in cui i sovrani Mariano IV e sua figlia Eleonora promulgano la Carta de Logu, il moderno codice di leggi che governa la giustizia nel regno d’Arborea. Lo stesso codice, all’indomani della definitiva conquista ad opera dei catalani aragonesi, sarà esteso a tutto il Regno di Sardegna e rappresenterà la legge nell’intera isola durante tutto il periodo della dominazione spagnola, e in parte di quella sabauda, sino al 1827, anno di promulgazione del Codice di Leggi civili e Criminali emanato da Carlo Felice.
Nei primi decenni del Quattrocento, con la conquista catalana, parte dei territori del Giudicato d’Arborea costituiranno il Marchesato di Oristano, titolo e territorio che nel 1478 passeranno direttamente sotto il controllo dello stesso re di Spagna. L’anno successivo Oristano è elevata al rango di Città Regia ricevendo i privilegi e i regolamenti concessi alle città catalane. Tra le prerogative di queste città vi era la possibilità di costituzione dei Gremi, associazioni di mestiere regolamentate secondo gli statuti delle consorelle corporazioni barcellonesi.
Alla città di Oristano di età spagnola si riferiscono i più antichi documenti della Sartiglia. Attualmente non sappiamo se anticamente la stessa autorità cittadina organizzasse l’evento della corsa alla stella in occasione di particolari festività, nè conosciamo in quale momento storico i gremi iniziarono a curarne l’organizzazione. La più antica tradizione, tramandata oralmente dagli oristanesi e in particolare dai partecipanti alla manifestazione, siano essi vecchi componenti dei gremi o anziani cavalieri, vuole che dall’origine la Sartiglia non abbia conosciuto interruzione e che ogni anno, con buone o cattive condizioni climatiche, sia in tempo di guerra che di pace, la Sartiglia si sia corsa e che su Componidori abbia guidato il cerimoniale della corsa. Da cinquecento anni la Sartiglia caratterizza la storia della città. Per questa sua lunghissima storia la corsa penetra nel profondo la cultura e la società della città di Oristano, con la magia di offrirsi in ogni edizione rinnovata e ricca del suo antico passato.
Fonte www.sartiglia.info
Fonte www.sartiglia.info
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