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venerdì 30 gennaio 2015

Mamuthones e Issohadores



Le maschere tipiche della sfilata di carnevale di Mammoiada sono quelle del Mamuthone e quella dell’Issohadore ( o Issocadore) . Il nome Issocadore deriva dalla “so’a (o soca)”, ovvero la corda usata per catturare gli animali. L’Issohadore è l’immagine del vincitore, mentre il Mamuthone rappresenta la bestia soggiogata. I tratti marcati della sua maschera rappresentano l’angoscia per la sottomissione, questi tratti così netti ricordano moltissimo le sculture africane. I campanacci sulle spalle dei Mamuthones vogliono accentuare ancor di più l’umiliazione a cui è sottoposto. Il Mamuthone è l’immagine del vinto, dello sconfitto.  La maschera facciale del Mamuthone è nera e viene assicurata al viso mediante cinghiettine di cuoio e contornata da un fazzoletto di foggia femminile. Il corpo del Mamuthone viene ricoperto da pelli di pecora nera, mentre sulla schiena sono sistemati una serie di campanacci. L’Issohadore, oltre alla maschera bianca,  indossa un copricapo ‘sa berritta’, un corpetto rosso, camicia e pantaloni bianchi, bottoni in oro, una bandoliera di campanellini in bronzo, lo scialletto, le ghette in orbace, scarponi in pelle e in mano porta la fune “sa so’a”

La sfilata di Carnevale avviene in modo molto rigoroso, due file parallele di Mamuthones procedono con ai lati gli Issohadores. I Mamuthones si muovono con passo cadenzato, facendo così risuonare i campanacci. Gli Issohadores li guidano come se fossero una mandria e lanciano la corda per “catturare” giovani donne tra la folla, segno di buon auspicio e di fertilità. Le due figure si distinguono per i vestiti ma anche per il modo di muoversi all'interno della processione. I Mamuthones procedono in maniera stanca e in silenzio, mentre gli Issohadores,  che vestono in maniera colorata, danno più movimento alla processione. 
L’origine di queste due maschere si perde nella notte dei tempi e sottolinea, pur avendo chiaro il proprio ruolo di dominante e dominato, lo stretto legame tra pastori e animali che è tipico delle culture agro-pastorali.

domenica 2 marzo 2014

La Sartiglia di Oristano

Oristano, antica città di origine medievale, per la sua storia e le straordinarie testimonianze architettoniche e artistiche del suo prezioso passato, rappresenta una delle realtà più importanti dell’immenso e variegato patrimonio culturale della Sardegna. Accogliendo gli abitanti dell’antica città di Tharros, in fuga dalle continue minacce saracene, il villaggio bizantino di Aristanis diviene intorno all’anno Mille il nuovo capoluogo del Giudicato d’Arborea. Tale importante istituzione risulterà la più longeva delle quattro realtà giudicali che caratterizzarono la Sardegna del medioevo. Infatti, la conquista catalano aragonese del Regno di Sardegna, iniziata nel 1323 e che porrà fine all’esperienza dei regni giudicali sardi, potrà annoverare Oristano e il suo antico regno nei territori conquistati, solo nel 1420.
In circa cinquecento anni di storia, dal X al XV secolo, il Giudicato d’Arborea ha espresso una cultura di altissimo livello. Preziosi documenti testimoniano la ricchezza e la raffinatezza di questa città medievale ancora oggi riflessa nei monumenti dell’architettura civile e religiosa. L’antica città, cinta di mura e di torri alla fine del Duecento ad opera del giudice Mariano II d’Arborea, i cui resti sono visibili nel cuore della città, per diversi decenni ha rappresentato il simbolo della lotta contro la conquista catalano aragonese dell’isola. Nella seconda metà del Trecento la capitale e il giudicato arborense, vivono momenti di massimo splendore politico e culturale. Sono i decenni in cui i sovrani Mariano IV e sua figlia Eleonora promulgano la Carta de Logu, il moderno codice di leggi che governa la giustizia nel regno d’Arborea. Lo stesso codice, all’indomani della definitiva conquista ad opera dei catalani aragonesi, sarà esteso a tutto il Regno di Sardegna e rappresenterà la legge nell’intera isola durante tutto il periodo della dominazione spagnola, e in parte di quella sabauda, sino al 1827, anno di promulgazione del Codice di Leggi civili e Criminali emanato da Carlo Felice.
Nei primi decenni del Quattrocento, con la conquista catalana, parte dei territori del Giudicato d’Arborea costituiranno il Marchesato di Oristano, titolo e territorio che nel 1478 passeranno direttamente sotto il controllo dello stesso re di Spagna. L’anno successivo Oristano è elevata al rango di Città Regia ricevendo i privilegi e i regolamenti concessi alle città catalane. Tra le prerogative di queste città vi era la possibilità di costituzione dei Gremi, associazioni di mestiere regolamentate secondo gli statuti delle consorelle corporazioni barcellonesi.
Alla città di Oristano di età spagnola si riferiscono i più antichi documenti della Sartiglia. Attualmente non sappiamo se anticamente la stessa autorità cittadina organizzasse l’evento della corsa alla stella in occasione di particolari festività, nè conosciamo in quale momento storico i gremi iniziarono a curarne l’organizzazione. La più antica tradizione, tramandata oralmente dagli oristanesi e in particolare dai partecipanti alla manifestazione, siano essi vecchi componenti dei gremi o anziani cavalieri, vuole che dall’origine la Sartiglia non abbia conosciuto interruzione e che ogni anno, con buone o cattive condizioni climatiche, sia in tempo di guerra che di pace, la Sartiglia si sia corsa e che su Componidori abbia guidato il cerimoniale della corsa. Da cinquecento anni la Sartiglia caratterizza la storia della città. Per questa sua lunghissima storia la corsa penetra nel profondo la cultura e la società della città di Oristano, con la magia di offrirsi in ogni edizione rinnovata e ricca del suo antico passato.

Fonte www.sartiglia.info