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venerdì 6 marzo 2015
Il riso sardonico
Gli antichi scrittori parlano di un’erba che nasceva in Sardegna simile alla melissa e che aveva il potere di uccidere gli uomini lasciando loro un sorriso sulle labbra. Virgilio nelle Egloghe parla di “herba sardonia”. Non possiamo sapere se in tempi lontani esistesse un’erba simile, o un composto di varie erbe, che facesse contrarre i muscoli facciali fino a far sembrare che si morisse ridendo, ma è rimasto in uso il detto, citato pure da Omero, sul riso sardonico. Timeo, scriveva che questa espressione traeva origine dall'usanza che vi era in Sardegna di uccidere i vecchi genitori, offrendoli in sacrificio al dio Kronos, da parte dei propri figli anch'essi inebriati da quest'erba. Quest’erba riduceva le sofferenze dei vecchi e ne accelerava la morte, inoltre le sostanze tossiche in essa contenute provocavano la chiusura delle labbra, mettendo in evidenza i denti e simulando un’espressione di riso. Quindi al riso dei figli durante il rito si accompagnava il riso dei morenti in una sorta di trionfo sulla morte. Qualcuno ha individuato l’herba sardonia nella “oenanthe crocata”, più comunemente detto finocchio d'acqua. E’un fatto curioso che successivamente il riso sardonico sia stato usato per indicare la smorfia convulsiva con stiramento degli angoli della bocca prodotta da uno spasmo dei nervi facciali, specialmente nei malati di tetano.
lunedì 29 settembre 2014
Pecorino Romano - storia
Secondo una tradizione secolare
questo formaggio sarebbe stato usato come rancio, integrato al pane e alla
zuppa di farro, dai legionari romani durante i loro lunghi viaggi. Due ragioni
lo facevano preferire: il suo elevato potere nutritivo e la capacità di
conservarsi a lungo grazie alla grande quantità di sale presente in esso.
Naturalmente non poteva mancare neppure nelle tavole più aristocratiche dell’antica
Roma.
Nonostante il
nome, il Pecorino Romano viene prodotto quasi per il 90% in Sardegna e la
restante percentuale di produzione si distribuisce tra il Lazio e la provincia di Grosseto, in Toscana. La
diffusione in Sardegna avvenne attorno al 227 a.C., poco dopo la conquista
romana dell’isola, in quanto sussistevano le stesse condizioni ambientali e di
allevamento del Lazio.
La commercializzazione del
pecorino romano avviene per quasi il 70% nel Nord America, dove gli Stati Uniti
d’America rappresentano i primi acquirenti di questo formaggio
italiano grazie alla massiccia immigrazione di Italiani, soprattutto all'inizio del Novecento, che si portarono dietro forme di questo formaggio da
consumarsi durante le lunghe traversate. Con il tempo poi questo alimento si è
radicato nelle abitudini culinarie di quel Paese.
La Produzione in Sardegna del
Formaggio Pecorino Romano venne legalizzata dopo la Conferenza di Stresa nel
1951 con l'autorizzazione delle D.O.C. Italiane, quando l'allora Presidente della
Repubblica Italiana, Antonio Segni, decretò con DPR irrevocabile che il
Formaggio Pecorino Romano non appartenesse più solo alla sua terra di origine,
il Lazio, ma anche alla Regione Sardegna forte produttrice della materia prima
e all'area Toscana di Grosseto.
Per circa cinquanta anni, il mercato seguì
queste regole, fino alle soglie del 2000, quando la
globalizzazione sempre più accentuata sconvolse le vecchie regole dell’economia,
dando vita a numerosi fenomeni di contraffazione. La Comunità Europea fu costretta
a correre ai ripari emanando dei provvedimenti che tutelassero le produzioni
agroalimentari, nel rispetto del consumatore, delle tradizioni locali e dello
sviluppo del territorio d’origine. Così predispose un unico sistema di
tutela dei prodotti tipici, sia all’interno dell’Unione stessa, sia in campo
internazionale, che permettesse al consumatore di riconoscere in modo chiaro e
semplice un prodotto tipico attraverso dei marchi di tutela. A riconoscimento
delle culture e tradizioni locali, la Comunità Europea emanò tre livelli di
tutela dei prodotti tipici: D.O.P.
(Denominazione di Origine protetta), I.G.P.
(Indicazione Geografica Protetta), S.T.G.
(Specialità Tradizionale garantita). Oggi, dunque il Pecorino Romano è a tutti gl effetti un formaggio D.O.P. Va da sé che in Sardegna si trovi anche la sede del “Consorzio
per la tutela del Formaggio Pecorino Romano”, sita a Macomer, in provincia di
Nuoro.
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