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lunedì 29 settembre 2014

Pecorino Romano - storia



Secondo una tradizione secolare questo formaggio sarebbe stato usato come rancio, integrato al pane e alla zuppa di farro, dai legionari romani durante i loro lunghi viaggi. Due ragioni lo facevano preferire: il suo elevato potere nutritivo e la capacità di conservarsi a lungo grazie alla grande quantità di sale presente in esso. Naturalmente non poteva mancare neppure nelle tavole più aristocratiche dell’antica Roma.
Nonostante il nome, il Pecorino Romano viene prodotto quasi per il 90% in Sardegna e la restante percentuale di produzione si distribuisce tra il Lazio e la provincia di Grosseto, in Toscana. La diffusione in Sardegna avvenne attorno al 227 a.C., poco dopo la conquista romana dell’isola, in quanto sussistevano le stesse condizioni ambientali e di allevamento del Lazio.
La commercializzazione del pecorino romano avviene per quasi il 70% nel Nord America, dove gli Stati Uniti d’America rappresentano i primi acquirenti di questo formaggio italiano grazie alla massiccia immigrazione di Italiani, soprattutto all'inizio del Novecento, che si portarono dietro forme di questo formaggio da consumarsi durante le lunghe traversate. Con il tempo poi questo alimento si è radicato nelle abitudini culinarie di quel Paese.

La Produzione in Sardegna del Formaggio Pecorino Romano venne legalizzata dopo la Conferenza di Stresa nel 1951 con l'autorizzazione delle D.O.C. Italiane, quando l'allora Presidente della Repubblica Italiana, Antonio Segni, decretò con DPR irrevocabile che il Formaggio Pecorino Romano non appartenesse più solo alla sua terra di origine, il Lazio, ma anche alla Regione Sardegna forte produttrice della materia prima e all'area Toscana di Grosseto. 
Per circa cinquanta anni, il mercato seguì queste regole, fino alle soglie del 2000, quando la globalizzazione sempre più accentuata sconvolse le vecchie regole dell’economia, dando vita a numerosi fenomeni di contraffazione. La Comunità Europea fu costretta a correre ai ripari emanando dei provvedimenti che tutelassero le produzioni agroalimentari, nel rispetto del consumatore, delle tradizioni locali e dello sviluppo del territorio d’origine. Così predispose un unico sistema di tutela dei prodotti tipici, sia all’interno dell’Unione stessa, sia in campo internazionale, che permettesse al consumatore di riconoscere in modo chiaro e semplice un prodotto tipico attraverso dei marchi di tutela. A riconoscimento delle culture e tradizioni locali, la Comunità Europea emanò tre livelli di tutela dei prodotti tipici: D.O.P. (Denominazione di Origine protetta), I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta), S.T.G. (Specialità Tradizionale garantita). Oggi, dunque il Pecorino Romano è a tutti gl effetti un formaggio D.O.P. Va da sé che in Sardegna si trovi anche la sede del “Consorzio per la tutela del Formaggio Pecorino Romano”, sita a Macomer, in provincia di Nuoro.

mercoledì 24 settembre 2014

Romanzi ambientati in Sardegna: The whispering Wind, di Lexa Dudley

Essere travolti dall'amore per la Sardegna..capita anche agli scrittori inglesi: 
una scrittrice inglese si innamora della Sardegna e scrive un romanzo interamente ambientato nell'isola. 
Lei è Lexa Dudley, vive a Suffolk, Regno Unito con suo marito, due cani e due cavalli; ha 4 figli e 8 nipoti.
Arriva in Sardegna per caso, nel 1972:con suo marito aveva pianificato un viaggio in Corsica ma, avendo trovato tutto al completo, decide di venire in Sardegna, vicino a Pula. 
E' l'inizio di un grande amore che porterà Lexa a tornare decine di volte nell'isola. Viene travolta da quell'incanto che spesso colpisce chi nasce in questa terra o spesso chi ci capita, anche per caso.
Il motivo che ha ispirito Lexa a scrivere un romanzo ambientato in Sardegna?
I sardi, la loro fedeltà e il forte legame che lega le persone in questa terra.
"Dicono che se diventi amico di un sardo quest'amicizia è per la vita e so che è vero" dice Lexa in un'intervista.
“They say if you make a friend of a Sard you have that friendship for life and I know that to be true.
The whispering wind parla di una storia d'amore ambientata in Sardegna, ha già vinto due premi nel 2014, ha ottime recensioni e.....non vediamo l'ora di leggerlo!!
http://www.thesardiniablog.co.uk/2014/08/author-lexa-dudley-interview/ 
http://www.insidesardinia.com/

martedì 23 settembre 2014

Bronzetto nuragico

Bronzetto nuragico, da Vulci-disegno tratto da "Il popolo di bronzo", A. De Montis

giovedì 18 settembre 2014

la Bandiera della Sardegna



Di origine medievale, è costituita dalla Croce di San Giorgio e da quattro teste di moro bendate sulla fronte. Ancora oggi non si ha una spiegazione certa a tutti gli effetti sulla sua origine. Quella più probabile è legata alla dominazione catalano-aragonese dell’Isola.


La tradizione spagnola la considera una creazione del Re Pietro I d’Aragaona che riconquistò gli alti Pirenei sconfiggendo, nella piana di Alcoraz (1096) di fronte alla città di Huesca (72 km da Saragozza), il re saraceno Abderramen. La vittoria sarebbe stata ottenuta grazie all'aiuto di San Giorgio (il cui stendardo era una croce rossa su sfondo bianco), il quale sarebbe intervenuto in favore degli aragonesi che cingevano d’assedio la città di Huesca, lasciando poi sul campo le quattro teste recise dei re saraceni (quattro mori). Le teste mozzate di quattro sovrani musulmani, con il turbante sulla fronte, furono poste dopo la battaglia sulla bandiera di San Giorgio e portate al re aragonese, divenendo parte dello stemma dell'Aragona.Alla fine del  1400, quando, sotto Ferdinando II d’Aragona, ed Isabella I di Castiglia, la Corona d’Aragona e il Regno di Castiglia si uniscono nel regno di Spagna, i Catalano-Aragonesi conservano per sé la bandiera con i quattro pali rossi in campo d’oro e cedono alla Sardegna  quella dei 4 Mori con le bende sulla fronte e rivolti verso sinistra, ossia verso l’infenditura. I tratti somatici dei quattro mori diventano di tipo occidentale e manca del tutto la barba.

Con il passare del tempo, la bandiera con il simbolo dei 4 Mori si impone quindi in Sardegna venendo a sostituire il simbolo dei Sardi che combattevano contro l’invasione catalano-aragonese che era il “desdichado” ossia l’albero sradicato presente nella bandiera del Giudicato d’Arborea.

Con l’arrivo dei Savoia (1720), ai 4 Mori si aggiunse “l’Aquila Sabauda portante una Croce Bianca in Campo Rosso bordato di Azzurro”. Questa nuova veste fu inserita nel tricolore, adottato da Carlo Alberto (1848) e lì rimase fino alla proclamazione del Regno D’Italia (1861) la cui nascita poneva termine al Regno di Sardegna dopo 567 anni d’esistenza. Nel 1950, lo stemma dei  4 Mori divenne il simbolo della Regione Autonoma della Sardegna per voto del Consiglio Regionale. Una legge regionale apposita nel 1999 portò, dopo studi approfonditi, a cambiare la bandiera dei 4 Mori, riportando la benda sulla fronte dei mori che sono significativamente rivolti verso destra, ossia in direzione opposta all’infenditura ed hanno aperto gli occhi. Con questi cambiamenti si vuole mettere in evidenza che i Sardi non devono più guardare e piangere il passato, ma pensare a costruire un futuro migliore per l’Isola.